Evanescente

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La mente, col passare del tempo cancella le cose. E se queste non hanno imparato a ad aggrapparsi come si deve, sono condannate.

Sono passato oggi in luoghi vissuti. Era come se non ci fossi mai passato. Erano lontani, erano anonimi, erano diversi, erano sconosciuti.

Sempre meno riferimenti. Incredibile. Faccio fatica a considerarli familiari.

Eppure in questi luoghi ho passato una lunghissima parte della mia vita. Ci sono cresciuto, ci ho vissuto, ci ho lavorato. Niente! Non li riconosco più. Sono lontani anni luci. Il tempo, la polvere, la distanza hanno la magia e la capacità di aumentare l’indifferenza, di nascondere sotto il tappeto i ricordi più lontani.

Se poi, pure gli appigli a quei ricordi, gli interruttori che scatenano la memoria svaniscono come la sabbia nel mare, allora la separazione è completa. La mente non ha più legami, non possiede più nulla per tornare alle origini. Fine dei giochi.

E tanto più i vecchi ambienti si adattano e mutano col passare del tempo, tanto più i ricordi sfumano e la distanza cresce.

Mi sono fermato a fissare dei luoghi. Luoghi che ho conosciuto in passato, ora sono diversi, totalmente.

La Bessa ha registrato questi posti già tanto estranei, ma ancora con degli elementi familiari. Avrei dovuto farlo anni fa. Ora è decisamente tardi anche se non troppo. Forse.

Già tutto ora mi sembra così straniero.

Sparite le vecchie insegne, spariti i vecchi commerci, sparito tutto. Una trasformazione totale, tanto da renderla assolutamente altro.

C’era il supermercato, il noleggio dei DVD, la banca, la cartoleria. Niente, tutto sparito. E’ rimasta la pizzeria e il bar, chissà per quanto, non credo molto. Quello che era un riferimento, ora è un deserto.

Salvare la memoria. Imperativo. Faccio foto per ricordare. Faccio foto per far ricordare. Faccio foto per ricordare.

Col tempo proverò ad aggiungere altri elementi a questo bagaglio. Per quanto già in un’altra dimensione, non voglio che tutto finisca nell’ombra. Qualcosa deve restare nella mia mente, nella mia storia e nella mia pancia.

Tutto il resto non serve.

Visioni

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Memoria perversa e laterale, la mia…. Vedo una situazione e il neurone parte e va in archivio.

Poi dalla differenza scatta la visione folle che sovrappone la realtà con lo storico e siccome le due cose raramente combaciano, parte l’idea perversa che fa scattare il sorriso.

Bolle

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Bolle che portano i nostri sogni.

Anime, ora ci sono, ora non più, solo qualche gocciolina che arriva sulla tua faccia .

Lo sappiamo, non le puoi toccare, delicatissime, in un’attimo se ne vanno con i nostri desideri.

Non parlo mai di fotografia. Non parlo mai di nitidezza, obbiettivi, tecnologia. Non mi interessa l’aspetto tecnico se non per assecondare la mia necessità.

Io uso la macchina fotografia per ricordare, per comunicare le mie idee. Non ho più lo scatto compulsivo, scatto quando qualcosa solletica la mia attenzione. Uso qualsiasi macchina, ultimamente vado di pellicola, ma la fuji si sta rivelando un ottimo blocco per gli appunti.

Queste bolle di sapone lo raccontano. Uscito da poco da un cliente, stanco e con il rodimento ai soliti massimi livelli, eccoci, ti vedo quelle bolle, ti vedo quel ragazzo perso a guardarle. Bolle che vagano leggere e che si perdono scomparendo in pochi attimi.

E quegli appunti li prendo per non dimenticare quegli attimi a malapena percepiti e già andati via.

Non mi interessa farli vedere, adesso più che mai. So che magari, tra qualche anno, scorrendo le foto di questi giorni, gli occhi cadranno su quell’immagine e tireranno fuori dal cassetto tutta una serie di legami sopiti. Le foto sono i segnalibri dei nostri ricordi. Quei piccoli post-it attaccati sulle pagine dei libri per darci il riferimento al paragrafo che tanto ci ha colpito.

Ecco, questa è la fotografia. La storia che si fissa e che fa il nodo al fazzoletto del nostro ricordo.