Giorno Cinquanta

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Parliamone. Siamo a cinquanta giorni. Le Conference Call continuano a pieno ritmo.

Mi rendo conto che ascolto sempre meno le cassandre televisive. Morti che salgono, guariti che escono, infetti che variano. Ascoltare la TV, ascoltare i politici da solo il senso dell’incapacità comunicativa di troppi pseudo comunicatori (che siano giornalisti, politici, medici). Onestamente: cercare di mantenersi il posto in ogni modo.

Unico modo per capirci qualcosa, leggere il più possibile e variare le fonti facendo sempre attenzione; applicare il senso critico come se non ci fosse un domani, applicare il buon senso come se non ci fosse un dopo domani. Lasciamo da parte il lamentarsi continuamente, non serve se non a incrementare quell’inutile rumore che non aiuta.

Torniamo a noi.

Oggi scansione del negativo strapazzato ieri, proprio mentre ero in piena Conference con clienti e capi. Non mi interrogate, che non lo so che ci siamo detti, ero un filino distratto.

Continuano le foto della clausura. Stavolta ho usato la Metropolis.

Come al solito un grave errore di sviluppo ha un interessante risvolto che merita: ombre, bruciature, righe, tanti errori che rendono le foto più interessanti.

Fotografare così, senza un progetto fissato, ma solo con l’idea di fermare ciò che domani probabilmente avrò già dimenticato. Un modo per ricordare questo periodo e le cose che hanno colpito la mia testa. Dentro e fuori casa, un giardino in attesa perché i fondi sono finiti, un abbozzo di orticello, una piscina che vorrei usare ma che non viene manutenuta, la legnaia. Le file garantite per entrare al supermercato, un murales, le vie silenziose. Tante cose che domani vorrò rivedere e mi aiuteranno a capire meglio questo periodo.