Giorno Quarantatre

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Ero uscito per vedere come stava la storia, se qualcosa fosse cambiato. Speravo fosse solo un brutto sogno, invece no. Altro che brutto sogno. Qui non c’era proprio più nessuno. Macchine abbandonate in giro, case aperte, cose abbandonate alla rinfusa. Sembravano quasi i resti di una fuga precipitosa.

Erano spariti tutti, così, in una notte. Migliaia di persone scomparse senza sapere come, chi, perché. Tutti. Nessuna traccia.

Tre giorni fa era andata via la corrente. Erano le due del pomeriggio. Come al solito, primo pensiero: passa un piccione e cade la tensione. Il tempo era pessimo, acqua, tuoni e fulmini. Ma la corrente non tornava e le ore passavano.

Niente luce, niente internet, niente telefoni. Anche la rete cellulare dopo poche ore aveva smesso di funzionare. Boh! E pure la luce non tornava. Le persone, già provate dalla lunga quarantena causata dalla pandemia, domandava di finestra in finestra se qualcuno aveva notizie, se si sapeva qualcosa.

Poi nella notte, impressionanti fulmini avevano tagliato il cielo durante la notte. Erano iniziati poco dopo cena, verso le nove e trenta. All’inizio lontani, poi sempre più potenti e vicini. Nell’aria si sentiva la presenza di ozono. Eravamo tutti affacciati a guardare questa potenza scatenarsi.

Un’impressionante energia accendeva il cielo e sembrava crescere sempre più.

Poi nella notte è successo qualcosa.

Non chiedetemi cosa. Dormivo. Quando sono a letto dormo come un sasso. Quello che è successo nella notte non saprei proprio raccontarlo. Come un sogno lontano ho sentito delle grida, credo fossero grida.

Mi ha assalito il dubbio l’altro ieri. Quando mi sono alzato, di solito qualche suono familiare lo sentivo. Invece uno strano esagerato silenzio permeava qualsiasi cosa. Non un rumore, non un suono. Nulla. Troppo strano.

Mi giravo intorno spaesato. Non lo so, non riuscivo a capire.