Fuji, ce l’hai fatta a tornare.

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Segnatevi questa data: 29 Novembre 2018.

Dopo aver sfiorato i quattro mesi, la Fuji è finalmente tornata all’ovile.

Quando mi hanno chiamato, quasi non ci credevo: La sua Fuji è al negozio; passi quando vuole.

Quando voglio? ora, subito, immediatamente.

Il tempo di organizzarmi e già ero davanti l’ingresso.

Gentilissimi. Devo riconoscere che IlFotoamatore di Roma si è comportato da vero gentlemen. Professionali, cortesi e precisi, nonostante l’enpass del sensore occhio non più funzionante quando la macchina ha tentato di tornare la prima volta.

Ma ci sta, non sono uno che si mette a scatenare guerre per un componente andato a belle puttane. Parliamo di macchine sofisticate di cui, gestirne le riparazioni è comunque cosa complicata, e sicuramente i tempi patiti sono un pò lunghetti rispetto ad altri concorrenti.

Ma tant’è, la trappoletta è tornata alla base e ora funziona alla grande.

Quasi quasi rompo nuovamente lo schermo di nuovo.

 

Fuji, dove sei

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Ebbene sì.  La mia meravigliosa Pro2 ha avuto bisogno del medico. dell’idraulico, di un prete, il santo, il carro attrezzi, un politico… insomma, ha avuto problemi. Partiamo dagli inizi, da quando si è fatta la bua. https://966.it/wordpress/posso-imprecare/ Thump! Ga, che è successo? Niente, niente. Il danno lo abbiamo visto nel pomeriggio dove per vedere l’anteprima di una foto ho visto una ragnatela di cocci. Questo l’antefatto. Dopo qualche giorno mi presento al noto negozio autorizzato Fuji per vedere se e quanto fosse costoso, ovvero quanti reni avrei dovuto estirpare per sostituire la parte disintegrata. Conscio del fatto che le ferie erano lì, dietro l’angolo, solo una decina di giorni utili, mollo l’apparecchio mosso da una speranza che se qualcuno aveva mutato l’acqua in vino, magari il mio problema si sarebbe risolto  con quasi uno schiocco di dita. O una bustarella. Piano B. Seeeeeee. Passa qualche giorno, qualche mail, qualche imprecazione, due santi. Laboratorio di Roma: Ci spiace, ma niente, non possiamo ripararla, la mandiamo al nostro laboratorio centrale. Va bene, speriamo sempre nel miracolo anche se ormai i giorni utili  quasi sono  finiti, esauriti. Tutti col costume in mano piuttosto che la mia Fuji sul banco. E passa così agosto. I primi di settembre una mail… Un barlume di speranza: ma anche no. La macchina va a casa madre, Inghilterra. Minchia, sta giramondo. Ci manca che vada anche in Giappone e siamo apposto. Cioe’, voglio dire, io non riesco neanche a uscire dalla stazione termini, questa già in giro per l’Europa. Oggi, dopo due mesi e qualche giorno, la mail rinfrancante: “La sua agognata Fuji e tornata, abbronzata e pronta.  Venga a ritirarla.” Minchia se vengo, anche in ginocchio, anche se viene a diluviare, anche se mi arrestano. Evado. Andiamo a prendere la meraviglia. E venne l’ora. Pimpante come un orango al suo primo appuntamento, mi presento.  Eccola, me la scartano davanti. Il sole, una bella donna, un lingotto d’oro non mi avrebbero fatto lo stesso effetto. Oddio magari la bella donna o il lingotto probabilmente si. La prendo, bella bella, minchia i graffi che c’ha. Certo che le cose io le consumo. Quasi la bacio, metto la SD, penso di leccarla prima di accendera, provo… Beep, funzia funzia, è tornata, avemus Fuji.  Spè, riconfiguriamo un po’ che questi hanno resettato anche la Madonna. C’è qualcosa che non quadra: avvicinando l’occhio al mirino, di solito il display si spegne e nel buco si accende la festa. Niente. Strano, il default a forza di aggiornamenti sarà cambiato. Vediamo tutti i settaggi. Certo che i progettisti Fuji avevano parecchie idee da inserire nei menù. Ammazza quanta roba c’è. Resettiamo nuovamente. Mmmh niente. Scusi, lei, bell’uomooooo (vabbè, così per dire), mi sa che il sensore occhi non va. E via di prove, test, riproverò, reset, genuflessioni, imprecazioni sottovoce, varie, scolare la pasta, niente non va. La Fuji resta in negozio. Majalo l’eye sensor.