Giufà

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San Lorenzo è un quartiere popolare al centro di Roma. Chiuso tra Tangenziale, ferrovia, Verano e università, sembra, anzi, così mi hanno detto, essere un paese.

In questo paese ci sono tante realtà, una di queste è una Libreria un po’ particolare: è una libreria-caffé. Vai a prenderti un caffè e ti compri un libro, vai a prendere un libro e ci aggiungi un cappuccino e pure il cornetto.

Si chiama Giufà.

Un luogo magico, forse un po’ nascosto, anche se poi non è difficile trovarlo.

Entri, sei circondato. Devi arrenderti, i libri sono ovunque.

Io c’ho pranzato oggi, per la prima volta.

Ho sentito parlare di questa libreria leggendo i quotidiani. Avrei preferito conoscerla in altro modo, ma il destino disegna strani percorsi. nel 2019 la Libreria ha subito due furti, importanti. Ero curioso. Cazzo si può rubare in una libreria? che senso ha?

http://www.romatoday.it/cronaca/ladri-giufa-libreria-caffe-san-lorenzo.html

http://www.romatoday.it/cronaca/libreria-giufa-ladri.html

Con pochi soldi in tasca ho salvato la mia schiena. Avrei volentieri preso un paio di libri, alcuni li inseguo da tempo. Ok, promemoria, qualcosa si farà.

Mezz’ora, non avevo più tempo. Un paio di foto – ho chiesto permesso, non ho rubato nulla – e quattro piacevolissime chiacchiere con uno dei proprietari.

Piacevolissime ma anche tristi.

Perché? Perché, senza neanche rendercene conto, stiamo perdendo la magia. Stiamo sotterrando la lettura.

Roma sta perdendo tante librerie a partire dalle più piccole quelle nate col cuore prima che con il portafoglio.

Tra le notizie che mi sono segnato, addio a I Trapezzisti e al Viaggiatore che sono andate a farsi benedire. Anche un nome decisamente più commerciale sta chiudendo due punti vendita, Feltrinelli. Stiamo perdendo i pezzi, stiamo perdendo la conoscenza. Pochi ci fanno caso, tutti gli altri presi a vedere se il cellulare prende.

I grandi Big online che peraltro non pagano manco le tasse sul territorio dove fanno utili da capogiro, la poca attenzione alla cultura personale, ottusa cecità politica incapace di leggere e correggere quello che avviene lasciando che mondi interi muoiano soffocati dalla polvere.

https://www.ilmessaggero.it/roma/news/rete_trapezisti_libreria_chiusura_news_monteverde-4900585.html

https://roma.repubblica.it/cronaca/2019/11/23/news/roma_la_resa_della_libreria_del_viaggiatore-241701432/

https://roma.repubblica.it/cronaca/2020/01/06/news/chiudono_due_librerie_feltrinelli_a_roma_scompare_la_international_ritrovo_di_turisti_e_studenti-245072398/

Una perdita immane.

Puzza Roma

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E non lo so, ma la prime cose che ci mettono in contatto con quello che abbiamo intorno sono i sensi.

Loro, i sensi, il fondamento del nostro essere e del nostro sentire, o meglio, il fondamento di tutto cio’ che è vivo.

Affinati in migliaia di anni di evoluzione, arrivano dai nostri antichi padri e sono serviti per cercare, cacciare, mangiare, difendersi, sopravvivere, tutto.

La vista, prima di tutto, ma poi l’olfatto, il nostro naso, per dirla breve. il tatto, l’udito. Ognuno ha un suo preciso compito e un suo preciso scopo.

Oggi tocca all’olfatto: a lui il compito di catturare ogni sfumatura anche quelle tra le righe, quelle ormonali, quelle che attivano questo o quell’allarme.

Roma, ormai sollecita’ un po’ tutti i nostri sensi, ma purtroppo non in senso positivo.

Puzza Roma, un titolo strano, ma importante. Passeggiare per i quartieri romani è una condanna a morte per i nostri nasi…. E non solo. Ogni pochi metri, odori di putrefazione a più non posso dai mille cassonetti non svuotati, dalle deiezioni canine e, purtroppo, umane, odori assassini di smog, puzze pazze da far rattrappire ogni ruga. Roma, non solo è diventata invivibile dal punto di vista sociale, ma esalta il suo stato cadaverico semplicemente respirandola.

E il problema non è solo di questa o quella amministrazione. Il problema è in basso, alla base, per poi salire ed espandersi e marcire moltiplicandosi

.E non chiedetemi della soluzioni. Non saprei dire nemmeno da dove deve partire, se dall’alto e calare come una benedizione Urbi et Orbis, o viceversa, se deve salire dalla base, crescere, espandersi e trasformare tutti i livelli con un grande sussulto d’orgoglio in un nuovo divenire.

Roma, parco degli Acquedotti

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Lasciamo perdere le note tecniche, non ce ne frega nulla. Queste foto le ho scattate a settembre, oggi mi rendo conto di non avervele mai fatte vedere.

Come al solito, ogni cosa è legata a un’altra. ho diversi ricordi legati a questo parco, belli e meno belli, anzi a ben vedere due ricordi in particolare. Entrambi, col senno di poi, prima uno e poi l’altro, hanno segnato il distacco, anzi l’inizio del distacco di due situazioni parecchio diverse, ma entrambe importarti.

Vi piacerebbe saperli, ve? ok, non ve lo dico. prendete il messaggio per quello che è.

Tra i palazzi del Tuscolano fino a Cinecittà, questa lingua di terra racconta di Roma, di come si approvvigionava d’acqua, di come l’intelligenza degli ingegneri di allora è stata in grado di dissetare questa città.

Oggi, è un polmone importante, un fazzoletto dove riprendere per qualche istante, la propria dimensione, lontano dalla corsa al massacro quotidiano.

Chi passeggia, chi si gode il sole, chi da’ due calci a un pallone, chi si riposa.

E al centro, nascosto, un piccolo lago, tra le piante, quasi che si nasconda alla vista. Un piccolo miracolo che si rinnova ogni momento.