Contatto

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Assuefatti dal digitale, addormentati in un mondo dove sembra che il toccare sia peccato, dimentichiamo che abbiamo cinque sensi.

E se sappiamo usare i sensi, gli oggetti ci parlano. Ci raccontano di loro.

Ogni cosa ci racconta quello che gli è successo, le cose felici, le cose tristi. Ci raccontano la loro essenza.

Ho sempre creduto e lo credo profondamente, che un’energia scorre nelle cose, animate e non. Un’energia che riempie e circonda.

E per sentire questa energia dobbiamo usare i sensi, tutti, insieme. Primo, quello che copre tutto il nostro corpo, il tatto.

Il tatto ci da il senso dell’universo. Ci mette in contatto con il nostro passato, con il passato e il presente degli oggetti con cui abbiamo a che fare.

Abbiamo bisogno di toccare, di sfiorare, di accarezzare e poi di guardare, di ascoltare, di odorare.

Solo così riceviamo il diritto di partecipare alla storia di quello che è.

Tre: Il bar

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Era una serata fredda. D’inverno sempre freddo è, ma nulla impedisce a chi lo vuole di mettere il naso fuori casa e cambiare la propria serata.

Una pizza, una passeggiata e qualche birra. Erano in tre. Tre adolescenti in vena di allegria.

L’idea di vedersi non era nata per caso. Un germe cresceva e desiderava prendere forma.

C’era qualcosa che li legava insieme. Qualcosa che impediva loro di perdersi. Qualcosa di magnetico, qualcosa di eccitante.

Già durante la cena, gli animi avevano sublimato il piacere di stare insieme. Quello sfiorarsi, quel guardarsi, le battute più o meno pungenti. Gli argomenti comuni, il piacere di confrontare i proprio pensieri, il desiderio di scambiare se stessi con gli altri come in tempi passati scambiarsi le figurine. Ora si scambiavano pezzi di anima.

Roma ti strega.

Tre il numero perfetto.

L’aria fredda al punto giusto, ma la passeggiata dopo il pieno di carboidrati era quasi d’obbligo. Camminare era una piacere comune. La voglia di scoprire l’universo insieme era di quanto più desiderabile ci fosse. La gente li sfiorava appena. Tra risate e battute.

Quel bar a metà della via li stava chiamando. Da fuori non sembrava granché ma chiamava i tre con i loro nomi. Come le sirene che dallo scoglio chiamavano i naviganti con i loro canti e la loro avvenenza.

La ragazza al banco, non fece caso tanto a loro. Forse sentiva l’energia che i tre condividevano, ma il suo compito era stare li e servire i clienti. I nomi dei caffè proposti erano tutte situazioni altamente elettriche, sensuali, attraenti. L’elenco attaccato al muro era piuttosto lungo. Ogni formula portava un nome che nascondeva un programma.

Fu un attimo, un istante. Neanche se ne accorsero. Anzi, a dire il vero, sembrava tutto assolutamente come prima. Ma qualcosa era cambiato. Non era cambiato nulla. Era cambiato tutto. Fuori il mondo era vuoto. Erano rimasti solo loro tre. Non c’era più nessuno da incrociare. Il mondo, ora, era tutto per loro. Anche il bar appariva ormai lontano. Quasi evanescente.

E in un mondo vuoto, dove tutti erano chissà dove, di certo non qui, si ritrovarono abbracciati, tutti e tre. I loro spiriti si muovevano all’unisono. Ognuno perso nella musica del proprio Io unito a quello degli altri.

L’eccitazione per la serata li superava. Forse un l’alcool aveva contribuito. I loro corpi erano talmente vicini, che potevano essere scambiati benissimo per uno solo. Ma non c’era nessuno a osservarli. Erano soli. Il mondo gli aveva riservato un angolo privato e stava suonando una melodia esclusiva per quei tre. Il futuro era tutto per loro.

Quei tre ragazzi erano legati.

Domani sarebbe stato un nuovo giorno da affrontare, la scuola, la casa, la palestra, le solite storie. Ma ora c’era un motivo in più per fare le cose nel modo giusto. Quel legame che non si sarebbe sciolto.