Giorno Trentasei

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Il tempo passa. Don’t look back, non guardare indietro, dice un brano di John Lee Hooker. Non solo lui, sono in tanti a dirlo. Guarda avanti, l’imperativo. Non fermarti. Aggiungo io: fermati solo per fare piccole pause e capire la giusta direzione, di tanto in tanto, quando serve.

Se ieri il tempo era schifido, oggi è stato sensazionale, adatto a una lunga passeggiata per quella spiaggia, direi a porto Santo Stefano, guardando la dolcezza dei rilievi verso Scansano, pensando a un buon bicchiere di vino da accompagnare a un piatto di pesce in quel localino a cui da fuori non avresti degnato neanche uno sguardo se non fosse stato per quel campanellino agitato dal tuo istinto.

Oggi lavoro a quattro mani, tutto in modalità Smart, anche con soddisfazione, visti alcuni dei risultati ottenuti. Ma la testa continua a viaggiare, vive praticamente in un teletrasporto. Ogni minimo appiglio parte il giro turistico o con immagini o direttamente con la fantasia a cui questa quarantena proprio non è riuscita a mettere freni, anzi.

Voglio McDonald’s. Astinenza da McDonald’s. Qui dove vivo un Mc ci sta ma non fa consegna a domicilio, quindi e’ chiuso. Cavolo. Potrei mordere una mano per avere un DoubleCheese. No patatine, no bevande, acqua solo, ma un DoubleCheese…. uno solo, no, facciamo due, meglio.

E se devo farmi del male, una ciambella fritta. Dal Caccola, così mi dicono che è soprannominato. Appena preparate, profumate da far girare la testa, con quello zucchero che ti resta tra i denti dove la lingua non può arrivare. Un orgasmo di sapore, che tarda da tanto tempo. Uscivo la sera, dopo cena, ne prendevo due; qualche volta prendevo due bombe alla crema, che la dieta ringrazia; a casa, mordendo con calma, raccogliendo ogni granello che ti casca addosso, ogni briciola, ogni cristallo di zucchero fino a non farne rimanere che il ricordo e il desidero per il prossimo.

Ho talmente tanti desideri che non so dove segnarli tutti, privati, pubblici, personali, vietati, vietatissimi, consentiti, semplici, complessi… un casino di roba e la lista si allunga di giorno in giorno.

La Minolta da ieri mi assiste, ogni due per tre parto con un’idea in testa. Vorrei fare delle multi esposizioni, ma in questo momento preferisco mettere su immagini le idee malsane che attraversano la mia testa. Ho perfino tirato fuori un flash anni sessanta, il cui lampo assomiglia più al fungo sopra Hiroshima. Ho macchie nere in giro per casa dall’intensità. Non so quando verranno sviluppate, per accontentatevi della promessa.

E come sottofondo, sempre John Lee: One Bourbon, One Scotch, One Beer…

Faccio due passi a Lucca….