1989-2019

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Ma quante cose mi sono perso. Ma quante né potrò forse recuperare?

Non amavo i Pink Floyd. Li ho scoperti un filino in ritardo. Parecchio in ritardo.

L’altro giorno in macchina sento parlare del concerto di Venezia: 1989, notte dei tempi. Che testa bacata avevo.

Stasera, sviluppo pellicola colori, in sottofondo quel concerto e accanto la mia musa… Tripletta assoluta. Magica. Meravigliosa.

Ho preso la pessima abitudine di far collimare i miei pensieri come puntini da unire con la matita. Disegni sempre più complessi e curiosi.

Che cammino strano sto facendo.

Per alcuni versi sto andando a ritroso riscoprendo sensazioni dimenticate.

Per altri sto andando avanti. Non so. Non so’ in che direzione io stia andando.

Notti di pellicola (pensieri svincolati di un pendolare)

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Apparenza.

Vedere, sentire, toccare, respirare, assaporare: questo è il vero segreto; che tutti i sensi partecipino alla festa.

Passi le serate a sviluppare rullini, a giocare con gli acidi che magari ti viene voglia anche di prenderne una sorsata; fa caldo, un po’ troppo.
Ormai per raffreddare e portare l’acqua alla giusta temperatura usi i ghiaccioli.

Studi soluzioni.
Cerchi modi per migliorare la qualita’ di questi negativi.
Approcci soluzioni diverse, con tempi e metodiche diverse. Agitare tre volte, alzare il piede sinistro, sollevare la mano destra e dire: un caffè!
Prendi appunti a ogni passaggio; il terrore di perdere memoria degli esperimenti fila sottile.

Perche’ si mettono tutte la giacchina? mica siamo al polo. Cazzo, fa’ 40 gradi. Siamo una delle città più bollenti d’Italia.

Il timer non si ferma, ogni trenta secondi bisogna fare due rovesciate calme di questa benedetta tank.
Rovesciate calme, voglio dire, spiegare cosa significa ‘rovesciate calme’. magari a me viene in mente ribaltate che non sono proprio cosa calma. Chi mi conosce sa che significato ho in questa mente marcia.
Nel frattempo speri che l’esperimento dia, ancora una mezz’oretta di passaggi e salto degli ostacoli, la sua bella e definitiva risposta.

Non c’è appello: o viene qualcosa o perdi la giocata.

Ogni volta un’emozione, aprire la tank, vedere quell’ammasso di plastica bagnata, morbida al tatto,
delicata all’apparenza, incredibile nella sostanza.
Ci sono macchie? no.
Ci sono striature? no.
Si vedono cose strane, che so, marziani, elefanti zebrati, mucche con la parrucca? nulla.

Cerchi l’immagine. La cerchi con un filo di ansia. Quando la pellicola e’ ancora arrotolata nel caricatore, si vede poco, non si capisce se c’è qualcosa o solo un sogno che svanisce all’istante.
Ma poi, eccoli! Tutti i fotogrammi! Tutti ti salutano e ti sorridono, danzano con te. Finalmente liberi.

Questa qua’ davanti a me, in treno, e’ mezzora che si tira i capelli, così unti che sembrano immersi nell’olio per motori diesel.

Prendi quel materiale con delicatezza,; lo tiri fuori dal contenitore, lo srotoli e finalmente hai davanti gli occhi la meraviglia
di un’immagine che si e’ formata dal nulla. Una magia.

C’è una promessa di bellezza in tutto questo.
È un gioco tra le tue mani e i mille liquidi con cui devi entrare in contatto. Un gioco sensuale, magico.

È un gioco che stuzzica, scatena mille attese, mille fantasie.
Non vedi l’ora di vedere, ringrazi per dover attendere invece un tempo mai definito.

Nota: mille pensieri, pensate un po’? Li scrivo in treno mentre torno a casa. Oddio forse la mia casa e’ proprio questo treno che ogni sera mi riporta a nord di Roma.

Oggi, il mio compaesano, quel ragazzo di colore, Jonathan, sempre solare, mi dice che lui sa! Mi vede ogni mattina. Mi tiene d’occhio, e sa dove mi siedo, quale vagone prendo, se al piano basso o salgo di sopra.
È un ragazzo incredibile. E’ incredibile, ogni volta, sentirsi chiamare “paesa’”, da un omone il doppio di me, con la pelle colore dell’ebano e un sorriso che non so nemmeno da che parte inizi.

Nota (che alla fine di un post ci sta sempre bene): questo testo è nato in treno, nel vagone giornaliero; e come al solito, finisce a ore strambe, quando il mondo dorme e tu conti lenticchie.

Diapositive

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Come non restare a bocca aperta davanti a un rullo colore positivo di Fuji Sensia scaduto  in un anno domini qualsiasi che ti ripropone una magia d’altri tempi.

Non avevo nessuna certezza che uscisse qualcosa di buono. Un rullo scaduto, acquistato online, trattato e conservato chissà come, quale risultato avrebbe potuto garantire?

Al laboratorio di fiducia avevo anche chiesto di tagliarlo a strisce da 6 come per i rulli negativi normali. Gli sviluppatori hanno deciso di lasciare il rullo intero.

La speranza, poi, ogni tanto viene ripagata.

Srotolarlo ora è come toccare l’oro. Immagine vive, luminose, meravigliose. Non riesco a non emozionarmi davanti questa magia. Sono in treno e non posso gustarmele a pieno; sto come un bimbo davanti al pacco da scartare. Devo aspettare di arrivare almeno a casa. Non so se ce la faccio. E non so se a casa riesco nell’impresa.

È una sensazione che non posso definire. Veder nascere qualcosa che nulla a a che fare con i numeri binari.