Il tempo

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Mi rendo conto che il tempo passa e non riesco a fare tutto quello che desidero fare.

Mi rendo conto che il tempo passa e io cambio, non so dire se in meglio o in peggio. Cambia e ora, guardandomi allo specchio mi impone domande a cui non so dare una risposta.

Scattare foto mi ricorda di questi cambiamenti. Ho sempre una macchina che mi segue, oggi a pellicola, domani digitale, dopo domani la 6×6, sempre. E’ il modo che prediligo per mantenere i contatti con il mondo. Il mio personalissimo sistema per vedere e osservare le tante sfaccettature che ogni giorno si presentano davanti a me.

E la cosa bella è che apprezzo di più la foto fatta con la pellicola, quella che potrai vedere tra qualche giorno, quando avrai finito tutti gli scatti e l’avrai sviluppata, tu o il laboratorio.

Oddio, preferisco svilupparmele da me. Un po’ perché la maggior parte dei laboratori fa decisamente schifo, un pò perché sviluppare la pellicola è l’apice di tutto il processo amoroso tra me e il mondo intero. Non è una cosa porca, semplicemente, lo sviluppo è il simbolo del punto che chiudo il capitolo. Domani ricominciamo con qualche altra osservazione.

L’ultimo rullo che ho sviluppato è una Kodak a colori colorplus c200: foto prese un po’ ovunque, dai murales della Garbatella, al divano abbandonato a via Prenestina, alla moto Guzzi meravigliosa vicino piazza Vittorio, all’aperitivo nel mezzo di un o splendido tramonto a Santa Severa fino alla stazione ferroviaria di Parco Leonardo proseguendo per Ladispoli dove ho visto nascere un’altra splendida opera

. Giorni di me che posso osservare solo dopo che il tempo ha fatto decantare la memoria.Non come la digitale, rovesci e premi un tasto. Qui il processo è lungo. Lo sappiamo.

E nel mezzo, qualche curioso incontro.

Ho sempre troppi pensieri che mi inseguono, buchi che vorrei riempire, mancanze che premono alla porta della mia memoria e il mio archivio, poco meno di 100000 foto, a oggi, in continua lenta crescita, mi aiuta nella costruzione delle mie sinapsi.