Dove va?

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La scala

Giovanotto, senta ‘n po’.

Dica, posso esserle utile? Che succede?

Giovano’, siccome ce vedo poco, me po’ di’ che ce sta’ lassù?

Lassù dove?

A Giovano’, quella cecata e mezza sorda so io; te sei giovane, ancora t’areggi in piedi; se dico lassù, è lassù, in cima alle scale.

E che ne so’, signo’, la scala è lunga, la salita è tanta, mica lo so’ che ce potemo trovà in cima a tutti sti scalini. Io nun ce so’ mai andato prima.

Seee, vabbè, e mo’? Che volemo fa’? Se sparamo tutta sta salita solo pe vede’ che ce sta? Io so’ vecchia è pure stanca.

Se po’ sempre fa un tentativo. Magari nun trovamo niente, o magari, trovamo tutto. Sempre mejo de resta’ cor dubbio.

E nun lo so giovano’. Ce so’ voluti tutti st’anni, ma ancora nun ho capito quello che vojo. Ce sta’ tanta de quella nebbia che me so persa per strada da un pezzo. So’ solo che sta vita me sta stretta e dopo tutti st’anni a fa avanti e indietro dar quinto piano, ‘ndo abito, vorrei quarcosa de piu’, quarcosa che me faccia torna’ il sorriso. Quarcosa che me dia la voja de vive e la forza pe anna’ avanti n’artro po’ de anni.

Signo’, io nun lo so’ se je posso fa torna’ il sorriso che cerca, ma potemo fa ste scale insieme. Male che va, c’e’ sempre quel raggio de sole in cima. E’ sempre meglio der bujo che ce circonda. Me dia quella busta, che me pare bella pesante. Je la porto io. Come m’ha detto che se chiama?

Liberamente tratto da ‘dialoghi insensati di un Unicorno ubriaco’.

3.38 AM

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Ci risiamo.

Siamo qui a rovistare nel secchione dei pensieri scomposti e non reciclabili.

Siamo qui a contare i Licaoni.

3.38. È da un po’ che faccio l’impasto per il pane. L’impastatrice mi gira e mi rivolta. Il sonno mi saluta da lontano.

Ho gli occhi chiusi, ma sono vigile e pronto ad accendere la festa.

Siamo tornati da Prato pieni di idee, ora dobbiamo mettere ordine e cercare di applicarne almeno qualcuna.

Due giorni di stacco o quasi. L’atavica tensione non mi ha lasciato mai, anche se, a buon titolo, non ho avuto problemi di sorta…. Pfiuuii.

Mi sento in colpa per non essere andato da Paolo. Era una situazione a cui tenevo, ma gli altri impicci mi hanno fermato e, ahimè, niente Firenze, sono rimasto in quel di Prato.

Devo andare avanti, cercare di essere coerente con le mie scelte. Non è proprio la cosa più facile del mondo. Le sirene sono molte, qualche volta troppe e non ho, sigh, un fucile a pallettoni per zittirle.

Stavolta il nettare rosso non ha sortito effetti utili. O meglio, forse ha aiutato i giocatori di ruzzola a organizzare meglio il gran premio tra i miei panni.

Come una pera mi sono spento, ma poi la tramoggia che porto in testa si è messo in moto.

Situazioni senza apparente filo sembrano incagliare senza una chiara linea. Tocca solo che attendere e osservare, pronti nel caso.

I conti piangono, di brutto. Raschiare il fondo è diventato il mantra del mentre mi lavo i denti.

Recuperare tutti i crediti, tagliare, o meglio, sospendere tutti i progetti che richiedano impegno economico importante. Ormai si gioca con le voci di bilancio come se si partecipasse a un torneo di Dama. Il problema è che perdo sempre.

Tradotto: sempre grandi casini.

E poi c’è un drago che mi agita, qualcosa di indefinito che spesso mi toglie il respiro. So che sta sfiammando da qualche parte. La sua presenza è palpabile, apre armadi a sorpresa, sbuffa, fa casino. Si vede il fumo salire da mille pertugi. Difficile mantenere il controllo. L’unicorno si dà da fare. Costruisce mille barriere ma crollano sempre. Solo una mazza da baseball ci salverà.

E mentre riassumo una nottata di tempesta, il treno rallenta. Siamo arrivati a Termini. Inizia la festa.

Il drago

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Potete dire quello che vi pare. E’ cosi’.

Ora è seduto accanto a me. Quando sia arrivato non lo so. Non me ne sono proprio accorto. Me lo sono trovato accanto, è apparso, è arrivato, non so come, ma è qui, ora. So solo che mi parla, che io gli rispondo, che lui controbatte. C’e’, insomma. Dice che c’è sempre stato; è colpa mia se non l’ho visto prima. Ma prima ero distratto, avevo a che fare con iguane, cojotes, lupi, orsi polari: mica posso averi occhi per tutto, dico io.

Ha una strana forma, ovvio, è un drago, mica una farfalla rossa che sta per deporre le uova. Ha la cresta, dalla testa alla coda, lunga, robusta, ispira anche pericolo. E la coda non è da meno, lunga pericolosa. La usa per sferzare e rompere le noci di cocco e cambiare le ruote ai bus. Sulla schiena, poi, ha delle alucce piccole, piccole e appuntite. Vola, vola tanto, ma non mi spiego come ci riesce, con quelle alucce così microscopiche. Ha un bel colore viola, questo drago. Sarà un Martini-spritz a darmi la risposta. Lo so.

Ha pure strane orecchie, curioso, due, per fortuna. Su una ha cinque orecchini, quattro sull’altra. Anche un osso, di tanto in tanto appeso. Non ci avevo fatto caso. Gli donano, devo dire. Lo rendono ancora più interessante. Soprattutto quando all’orecchio sinistro ci vedo attaccato un prosciutto di montagna.

Dal naso gli esce fumo, un fumo leggero, piacevole, non mi fa tossire. Oddio, mi fa vedere la Madonna, non so se è proprio fumo, insomma, qualcosa tipo di Maria, vorrei dire. Sembra che dentro abbia una fornace pronta a esplodere. O mamma, e se esplodesse veramente? Quale è la sua portata? Sigh, non posso chiederlo a nessuno. Manco al signore degli Anelli che è un personaggio di pura fantasia. Come potrebbe saperlo e soprattutto aiutarmi a capire? Scusi quando passa il 14?

Quelli che sono intorno a me non sembrano curarsene, credo non lo vedano nemmeno. Non vedo nessuna signora fuggire urlante, ne pirla coraggiosi mettersi li a fare selfie e foto da pubblicare, magari rischiando pure l’esplosione di quella fornace. Non vedo mamme mollare il canonico ceffone al fanciullo di turno con la dichiarazione: Se cresci e vedi draghi, occhio che ti spedisco in un centro di recupero e ti tolgo il monopattino.

Mi domando: ma un drago è maschio o femmina? La draga è tutt’altra cosa, serve ad altro. La droga, direi di no, pure quella serve ad altro…. uuhh vedo dei passerotti svolaz… SFIAMM, non ci sono più! Quindi No: maschio! Prima o poi devo chiederli come si riproduce. Oddio, guardandolo meglio, ho timore del metodo usato.

Lo incontro spesso, soprattutto negli ultimi tempi; puff, sento un filo di puzza di bruciato, magari vedo una fiammata e poi appare. Oppure si fa trovare lungo il mio cammino. Mi accompagna al bar, viene con me in stazione, arrostisce un treno, poi puff, svanisce e non lo vedo per un pò, oppure riappare non so bene come e quando ne come fa mentre sgranocchia una tibia.

Quando gli parlo devo stare attento. Se esagero con le mie famose minchiate, mi ritrovo a ricevere sferzate dalla sua coda oppure mi da’ una veloce arrostita ai peli delle braccia. Sempre attento devo stare. Puzzo di bruciato da fare schifo. Se mi allontano troppo, appare, se mi avvicino troppo sparisce. Sto drago mi spaventa, o sono io che mi devo spaventare perché vedo un drago. Mi perdoni, ma sto pezzo di ferro va a Termini? Da! Manco un italiano trovo.

E quando poi sparisce, e questo può avvenire in qualsiasi momento, non so bene definire il quando successivo. Mi appare di notte, ne percepisco la presenza, o meglio la puzza di zolfo, faccio la doccia e vedo una fiammata, prendo un caffè e ci ritrovo dentro un tocco di roba bruciaticcia. Vedo una luce lontana, no, non è quella, è esploso uno.

Oggi, ha quasi incenerito un essere barbuto. Si è fermato giusto in tempo, ma c’è mancato decisamente poco e credo che il tipo debba stare in campana, rischia di finire abbrustolito, bruciato, sfiammato, messo sul barbecue, rosolato, infine colato vivo e dulcis-in-fundo, pure buttato di sotto che magari si fa male.

Il drago, magari potrei chiamarlo Grisù, memore di vecchi cartoon, mi dice che ha un’arma segreta che lo tiene un filo sotto controllo. La trova nei supermercati. Se è fredda a sufficienza, lo calma quel tanto che basta a evitare la devastazione attorno a lui. Oddio, forse è il caso che mi organizzi con la stessa pozione sempre pronta, sempre fredda a portata di mano. Se la vedo brutta, magari provo a offrirgliela e magari riesco a tornare solo con qualche pelo carbonizzato. Se la situazione è proprio irrecuperabile, quella pozione la trinco io e chiudiamo i giochi.

Poi di nuovo via. Sparito di nuovo. E che cavolo. Non faccio in tempo neanche a chiedere che ore sono.

Mi ha confidato che non ne può più di noi umani. Non ci sopporta più. Vorrebbe andarsene in una terra lontana, non prima di averci un attimo passati tutti o quasi al barbecue. Per me può anche andare, certo, una cartolina ogni tanto. Visto la simpatia che nutro per molti bipedi, tutto sommato, potrei anche pensare di dargli una mano.

Al massimo si porterebbe qualcuno da fulminare alla bisogna. Così, tanto per non perdere l’allenamento. Come dice il saggio: uno sfiammo di giorno, toglie il barbecue di torno. Ma siamo o no alla stazione?

Ha detto più volte che lui è solo nella mia testa. Non ci credo. Però , forse è per questo che nessuno lo vede e urla terrorizzato.

Ora è qui e mi sorride con quei due dentoni, o sono tre? dovrei avere timore, credo. Non è che vorrebbe darmi una incendiata ai pelami ora che sto per andarmene a letto?

Si muove troppo velocemente. Non riesco ad acchiapparlo.

Una cosa l’ho capita, credo: non sono l’unico a dovermi confrontare con lui. Pare ci sia anche un altro con lo stesso problema, identico problema. Due cacciatori una preda. O noi siamo le sue prede e lui dirige la partita? Mi sa che è la seconda; ci dà una sfiammatina, aspetta che noi muoviamo la nostra mossa, lui gioca a nascondino, una sfiammatina di qua, una scodata di la e noi giriamo in tondo cercando di acchiappare questo drago dalla fiamma allegra. Il bello che non riusciamo a fermarci. Siamo su un barbecue senza fine. Diciamo il 64 delle migliori occasioni mentre va a SanPietro

E tutto questo, ora, lo sto raccontando a un unicorno verde seduto comodo su una bella poltrona di pelle. Lui mi guarda e sorride sotto a quel corno argentato e prende appunti, scrive note; ma che si scrive, dico io?

M.

Ps. Lo pubblico, ma se il drago decide di farmi causa arrostendo tutto il Mix di Milano, non è colpa mia. Ma in fondo chissenefrega, per molti, se non per tutti, internet finisce dove c’e’ il login di Facebook. Si Il biglietto l’ho fatto, non ci crede? eccolo. Non non è il biglietto del cinema, è l’abbonamento.