Storie

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Siamo noi a scrivere le nostre storie. Lasciamo briciole di quello che siamo. Piccole perle per chi le sa percepire.

Pensiamo di essere eterni, pensiamo che i nostri affetti durino più di quello che possiamo noi.

Invece siamo materiali, ci perdiamo lungo la strada, lasciamo scolorire i nostri ricordi fino a che non ne resti neanche un minimo sentore. Questo siamo noi. Niente. Certi di essere Dio, sicuri di essere polvere.

Vedi i tuoi riferimenti cambiare, disfarsi nelle brume del tempo che passa. Cerchi sempre un appiglio a quello che era e che ora si sgretola.

E’ vero, si va avanti; la storia non si ferma; mastica tutto quello che ha davanti.

E nell’incespicare delle nostre vite, fissiamo momenti, particolari, aspetti irripetibili.

Io non sono un Fotografo

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Posso dire di essere uno che scatta fotografie, posso dire che uso l’immagine come diario di appunti molto personale, ma di certo io non sono un Fotografo con la F maiuscola assai. Io non professo la professione di Fotografo.

Negli anni, tra alti poco alti e bassi parecchio profondi, ho iniziato a guardare le miei immagini non come trofei da mostrare al mondo, ma come punti a cui aggrapparmi per ricordare come la mia storia di snocciola e scorre via. La foto che mi lascia qualcosa, la foto che mi racconta capitoli, questo è quello che desidero. Qualcosa che sia mio, che mi racconti, che mi parli. Se viene letta da altri, che peraltro mi frega ma fino a un certo punto, spero che il suo messaggio sia chiaro, altrimenti tutti possono chiedermi: Aho, ma se po’ sapé che voi di’ con quella foto?

C’è un fotografo che seguo ormai da qualche anno e che propone sempre spunti di riflessione, che racconta la sua strada, la sua città dall’altra parte del pianeta. Le sue esperienze più o meno lontane dai miei metri. Racconta di una fotografia usata come rappresentazione dell’esistenza che si srotola intorno a lui e di cui lui è un registratore attento e pronto.

Non dico che tutte le sue foto mi piacciono, alcune non riesco a capirle. Ma capire cosa?

Capisco l’immagine che vedo, delle persone, una strada, delle costruzioni ma non intravvedo il filo logico che le trasporta verso di me. Non tutte le cose delle persone che abbiamo intorno ci sono chiare o debbono per forza essere chiare. Dobbiamo interpretare, immaginare; magari ci prendiamo magari no, intanto andiamo avanti. Costruiamo connessioni.

Eppure, i suoi pensieri, il modo in cui contorna i suoi scatti, il fatto che più che fotografia sembrano parole che raccontano di posti lontani ma alla bisogna, neanche così tanto e se non fosse per le facce, qualche cartello, potrebbero essere benissimo riprese nella via qui di dietro, mi dicono che quelle foto sono semplicemente gli elementi del suo ragionamento che per quanto oscuro mi lancia dei messaggi da capire se apro la mente nel modo giusto.

Una foto che va assimilata nei tempi giusti, senza fretta, senza bruciare le tappe.