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Tante verità

Due ragazze sono morte, giovanissime, neanche maggiorenni.

Sono state investite a Corso Francia dal SUV guidate da un ragazzo altrettanto giovane.

E fino a qui le certezze.

Poi arriva la nebbia.

Ogni giornalista ha detto la sua, ogni giorno una notizia diversa dal giorno precedente: hanno attraversato al semaforo, hanno attraversato da un’altra parte, il semaforo dura poco, il semaforo dura il giusto, il ragazzo correva, il ragazzo era appena partito, il ragazzo era distratto, il ragazzo era sobrio.

Sarà la magistratura, con le sue perizie e i suoi tecnici a stabilire una verità accettabile e condivisa.

Magari non proprio la verità che il pubblico si aspetta, ma quella che invece la legge pretende per affibbiare responsabilità e colpe.

E per capire meglio sono andato sul luogo del fattaccio, ho sentito il bisogno di farmi un mio pensiero, un mio sentire rispetto a quanto è stato raccontato.

E una idea me la sono fatta. Non so se è quella giusta, ma vedere a pochi passi, mucchi di fiori ormai appassiti come lo sfiorire dell’attenzione dei media su un fatto gravissimo, aumenta la voglia di capire meglio le dinamiche che ormai muovono le nostre vite e il poco valore che esse anno.

Ho scattato una serie di foto. Dovevo prendere appunti. E io, gli appunti, li prendo scattando immagini.

Non foto per avere un ricordo, ma foto che mi facciano pensare a quanto accaduto. Foto che per scattarle ci vuole il suo tempo, per rivederle tocca aspettare del tempo, foto analogiche che richiedono la decantazione giusta per farle assimilare e capire. Foto che fanno pensare con il giusto distacco temporale. Una Canon con la sua Ilford FP4 sviluppata in casa. come al solito.

Per chi conosce il luogo, farà minima fatica a farsi la propria idea, anzi, impiegherà un attimo a fare uno più uno.

M.

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