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Una vita …

… passata almeno in parte, in viaggio. Due volte, tre volte, qualche volta quattro in un solo giorno. Tanto tempo dedicato.

Nel mio caso, il mio migliore amico è stato il treno. E’ sempre stato il treno. E’ la pancia della mia balena. 

1 febbraio 2000: primo biglietto, primo abbonamento, poi non ho più smesso. E’ stato più facile smettere di fumare. Come disse un film: Se paghi le tasse una volta le pagherai per sempre, non se ne esce. Lo stesso vale per il pendolare: se cominci, non ne esci più, vivrai la tua esistenza su di un mezzo di trasporto. Grazie Cetto.

Alti e bassi, ritardi e cambi, amicizie e saluti, brindisi e abbracci, addii. Un intero universo che si concentra in un piccolo bozzolo chiuso che si muove.

Due conti:  facciamo 45 minuti a tratta, totale 90 minuti al giorno. Lasciamo perdere le volte che ho allungato, ripetuto saltato. 200 giorni in media per 90 minuti: 18000 minuti trascorsi l’anno in viaggio. sono 18 anni che viaggio: 18 per 18000 = 324000 minuti, ovvero, 5400 ore ovvero 225 giorni….

E’ un conteggio fatto a spanne, non ho considerato il mezzo pubblico che prendo dopo il treno, le volte che ho saltato e le volte che l’ho preso 4 volte anziche’ due, insomma, un conto non preciso, ma realistico. Un’infinita’ di tempo. Per quanto mi riguarda, tra lavoro e viaggio, sono fuori casa almeno 13 ore al giorno, 5 giorni la settimana.

Prova tu a mettere una fetta di esistenza sotto un tappeto. Per bene che ti va, la pancetta si vede di sicuro.

Per il mondo intero, il tempo del viaggio non esiste. Nei discorsi con le persone, spesso il tempo speso per fare avanti indietro non  viene proprio considerato. Esiste il prima, esiste il dopo. Ma quello spazio che c’e’ tra i due momenti nessuno lo vede. Come se non esistesse. Come se fosse un momento inutile da nascondere nello stanzino.

Eppure, quello spazio esiste, è vitale,pulsa di vita, di sentimento di problemi quotidiani. Nella formulazione dei nonluoghi (https://it.m.wikipedia.org/wiki/Nonluogo di Marc Augė) si definiscono le strutture e nella totalità o quasi degli esempi si parla di centri commerciali, stazioni, autogrill, luoghi fisici statici. Il treno, da un punto di vista del viaggiatore per necessità diventa a sua volta quell’angolo che per quanto non volontario, è il luogo personale dove si transita.

Ed ecco un fiorire di situazioni comuni: il treno diventa di volta in volta sala conviviale tra amici, sala per fare colazione, sala di studio per gli studenti, camera da letto per chi è stanco o per gli amanti, sala da lettura o poltrona dove fare la maglia. Ognuno, in quello strappo temporale organizza il proprio spazio più o meno volontariamente e lo riempie con qualcosa di vitale e di spessore.

Fino a qui l’analisi seria…

Tutto comincia la domenica sera. Ancora devi andare a letto, già pensi al treno che ti attende digrignando i denti. Finisce una settimana, ne comincia un’altra… strano, e’ uguale alla precedenza. Anzi, all’aumentare della consapevolezza, la somiglianza va pure oltre.

La mattina, lo guardi, imprechi, lo riguardi, imprechi di nuovo, sali. Prendo un treno mezzo vuoto, visto che nasce dove salgo io, ma ho sperimentato lungamente treni stracolmi, che si faceva prima a salire sul tetto che riuscire a trovare un paio di centimetri quadrati all’interno. Non mi è mai capitato di trovare greggi, ma di tanto in tanto ho avuto il sospetto che nascosti sotto i sedili, fossero stati caricati anche degli ovini, più spesso dei suini, qualche volta pure bovini.

Ti guardi intorno, la solita gente, le solite facce, i soliti giornali, tutto il solito, anche il treno è lo stesso. Anche il solito colore. Non potrebbero riverniciarlo diversamente ogni tanto?

Attenzione, il treno partirà tra pochi minuti. Ma va?

L’annuncio mi pare vagamente che mi stia prendendo per il posteriore. Oggi avrebbe pure potuto decidere diversamente: Il treno oggi farà un giro panoramico e vi porterà in luoghi che mai avreste sognato di vedere. Magari, invece no: l’annuncio corretto diventa: Il treno partirà tra pochi minuti, accertatevi di avere il vostro abbonamento altrimenti sono uccelli per diabetici, preparate i remi, si va a lavorare, schiavi! Lubrificate le catene!

E l’arnese si mette in moto, col sole, con la pioggia, con il vento.

Vedo passare un aereo, ma poi è sempre lo stesso,  che va verso Fiumicino. Vorrei essere su quell’aereo, non so dove andrà poi, ma almeno è qualcosa di un filo diverso dal solito. Invece no, l’aereo passa, il treno è sotto le mie chiappe che mi sta sfracellando la pazienza. Oggi viaggia pure in orario. In realtà, questo treno mi pare sempre in orario. Che le ferrovie italiche volessero imitare gli Svizzeri? Ma no, è normale. I treni, su molte tratte viaggiano in orario, su altre la cosa è piuttosto complicata ed è meglio non entrare nei particolari.

Tunnel, stazioni, gente che sale, gente che scende, saluti, tutti i giorni, la stessa identica storia. Toh’, un marziano.

Display che si illuminano dando un contatto con il mondo esterno per tutto il tempo del viaggio. Chiudete il finestrino, non sentite che freddo che fa? Signo’, e’ l’aria condizionata, non il finestrino aperto!

Altre stazioni, altre genti, altri animali, altri momenti. Attraversiamo il GRA, caos infinito per chi va in auto, noi siamo privilegiati.

Vedo San Pietro in lontananza… Non il santo, la basilica. il santo lo invoca quello che mi sta di fronte, che si accorge di aver saltato la stazione.

Superiamo il Tevere, il biondo Tevere, ooops, proprio biondo no, ha un colore da problema digestivo. Il suo fascino c’e’, ma certo, vederlo cosi’, somiglia a tutt’altro.

Stazione Termini, il solito caos di mondi che si incontrano. Gente che va, gente che viene, gente che non sa dove deve andare, gente che si è persa ma è convinta di sapere dove si trova. Insomma, gente, tanta. Tanti scendono, tanti salgono, tutti si muovo e si incrociano.

Il treno è anche questo, un minestrone di ingredienti che mal si conciliano, ma che volenti o volenti si mischiano. Ognuno per la sua strada, salvo scontrarsi con quello che va di fretta in direzione contraria.

Un pensiero su “Una vita …

  1. Mamma mia Mauro, davvero dovrebbero darti una pensione delle FS solo per tutto questo..
    amico mio, magari a dirottarlo sto treno ogni tanto, anche solo con la fantasia e farlo diventare un Orient Express… durante la pennichella della sera…

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