Vite sospese

Ariccia, nuovo ospedale, nuovo pronto soccorso, fogli spiegazzati di divieti e obblighi. Nulla cambia, tutto si ripropone con i medesimi vestiti di scena,  anche la sofferenza si manifesta con i soliti feticci e i soliti rimedi.

L’attesa snervante di una risposta. L’ineluttabilità di una vita che inciampa nei propri malanni, l’osservare la gente che  spegne la propria esistenza in attesa di risposte alle solite domande e ai soliti tempi canonici della natura e dell’umana organizzazione.

E, fermando un attimo i giochi, realizzi tutta la miseria umana che tanto si dimena, convinta di essere Dio superiore,  ma che prima o poi si trova a dover pagare un conto non desiderato e non cercato e spesso, parecchio salato. I conti tornano sempre. E’ il destino a decidere quando.

Soffitto bianco, luci  al neon.  Pavimento arancione e pareti di un verde strano forse a causa delle luci stesse.

Malati che vengono e che vanno, come una corsa di palline. Vi ricordate quelle che si facevano nei giorni spensierati, d’estate, al mare?