Roma: che tristezza

Una città da amare che ha deciso di sprofondare nella sua stessa monnezza.

Sorvoliamo sugli annosi problemi della raccolta dei rifiuti che si trascina da anni, tanti, troppi e che non vede soluzione se non per le mafie e chi ci maneggia quotidianamente. Ogni amministrazione ci ha messo del suo per peggiorare una situazione che sta scendendo sempre più in basso e sempre più nel ridicolo.


In questi giorni si parla tanto di crisi idrica, di siccità e finalmente si guarda ai fiumi asfittici che da anni sono in crisi.

Non si salva Roma, dove una passeggiata (coraggiosa) lungo le malandate panchine del sacro fiume danno la misura di come è ridotto questo corso d’acqua.


Mi raccomando, tappatevi il naso e prima fatevi crescere il pelo sullo stomaco.

https://roma.repubblica.it/cronaca/2022/06/30/foto/tevere_roma_secca_reportage_foto-356033119/1/

Tante volte, parlando con gli amici ho sempre espresso il fatto che il fiume romano è visto più come un fastidio che come una ricchezza. E tutti mi hanno dato dello scemo. Probabilmente è così.
E’ un fiume già nascosto dai muraglioni che lo allontanano dalla gente. Gustare il fiume è piuttosto difficile se poi andiamo a vedere, spesso le banchine sono poco transitabili deposito di rifiuti, abbandoni e senza tetto, pochi gli accessi spesso usati come latrine all’aperto per impellenti necessità fisiche.



Scordatevi la passeggiata serale alla luce dei lampioni sul fiume che ha fatto la storia. Rischiate di essere divorati dai topi che sfacciatamente, spesso, bivaccano a pochi passi da voi. Sotto i baffi sembrano dire: Pensavi che sta via, sto fiume fossero tuoi? scordatelo, E’ tutta roba nostra, dei cugini cinghiali e di tutta la beata flottiglia con o senza piume e/o coda che imperversa. Alla faccia di chi c’ha la residenza!

Al Romano non frega una mazza del Tevere, ammettiamolo serenamente: è solo una discarica a cielo aperto soprattutto gratuita (basta non farsi beccare) dove ogni rifiuto può essere lasciato o lanciato nel caso si debba fare anche sport, tanto non se ne accorgerà mai nessuno.

Già al tempo dei romani era la meta finale della Cloaca Maxima, lo scarico fognario della città. Poi ci hanno pensato i papi, che, con la storia di proteggere Roma dalle alluvioni, hanno costruito dei muraglioni che hanno contribuito a nasconderne il tracciato. Pero’ Roma non si è più allagata, grosso modo. Infine ci hanno pensato le amministrazioni che mai hanno dato il giusto peso a questa risorsa che non può essere cementificata quindi fuori da qualsiasi programma elettorale.

E allora, oggi, con l’acqua ormai agli sgoccioli, riemergono biciclette e monopattini (famoso bene pubblico da condividere e proteggere; per più di qualcuno anche da lanciare), frigoriferi, pneumatici, avanzi di ogni genere che nascosti fino a qualche tempo fa ora mostrano la vergogna di un fiume non voluto. Se aspettiamo ancora qualche giorno, spunteranno fuori anche teschi e femori di qualche passato regolamento di conti.

Saltano ruoi resti di ponti antichi a cui si incagliano tronchi e rifiuti mai rimossi.

Zone dove l’acqua non c’è quasi più le alghe e il verde stanno coprendo le vergogne scoperte.

https://roma.repubblica.it/cronaca/2022/06/30/news/tevere_degrado_rifiuti_palude-356020061/

Infine, un’ultima nota: qualcuno ha detto che l’acqua del fiume è potabile. A parte che c’e’ una bella fogna che scrarica all’altezza di Ponte Sublicio (e non venissero a dire che non se ne sono accorti che la puzza si sente a dovere), basta guardare quello che ci galleggia sopra e il colorito non proprio da acqua di sorgente che qualche dubbio sale velocemente. Molto Velocemente.

https://roma.repubblica.it/cronaca/2022/01/31/news/il_tevere_il_fiume_piu_pulito_del_mondo_-335885853/

Roma Pride 2022

Io pubblico sempre in ritardo. Pubblico quando mi va, se mi gira giusta, se l’allineamento dei pianeti è favorevole. L’ultima volta che ho partecipato al GayPride erano almeno 5 anni fa o giù di li. Quest’anno, coviddi o non, vai di scatto selvaggio.

Energia, tanta voglia di divertirsi e mettersi in mostra. Mi dicono 900000 persone. Tante, Tantissime. In effetti, in alcuni punti non ci si girava.

Una giornata veramente esplosiva.

I fuori di testa sono sempre bene accetti.

Megalomane

dopo gli adesivi, i barcode tocca ora alla maglietta. L’idea è di un paio di giorni fa: stamparsi magliette personalizzate con proprio foto.

Il problema è il costo: farsi stampare una maglietta può superare velocemente i venti euro e questo non va bene. Ho risolto trovando un negozietto vicino l’ufficio. Siamo sotto i venti, ma secondo me è ancora troppo anche se giustificato.

Seconda cosa: la stampa è un materiale plastico che viene messo sul tessuto. Ci sono due problemi da verificare:

il primo è la quantità di materiale che viene messo sulla maglia, troppo fino, troppo spesso. Può durare poco e diventare un pannello non traspirante e pesante. L’altro problema è legato al primo: l’immagine deve essere stilizzata, ovvero vanno tolte tutte le parti non essenziali all’interpretazione dell’immagine come sfondi, colazioni eccessive, cose che se anche non presenti non creano problemi. In questo modo l’immagine resta ben leggibile, è gradevole e non appesantisce. Una scritta come quella della foto, per esempio, va benissimo. C’è l’essenziale.

Dimensioni: mi suggeriscono non più largo di trenta centimetri. Posizione un palmo sotto il collo. Ho seguito il consiglio di chi mi ha fatto la stampa e devo dire che ci ha azzeccato.

Ora, dopo la prima maglia, vediamo cosa stampare. Stamattina mi sono sentito un po’ di occhi addosso, segno che l’idea è buona e si può sviluppare.

Alla prossima, gente!

VDD la traccia GPS

Nel mentre che sto facendo anche il libro fotografico del viaggio, vi regalo la traccia GPS nuda e cruda del viaggio fatto tra Bologna e Firenze.

Non è stata ripulita, è esattamente il percorso che i miei piedi hanno percorso.

Questo file e’ il tracciato registrato dal mio Garmin.

Non è trattato, pulito, modificato. E’ esattamente il percorso fatto con tanto di anda e rianda quando avevo problemi con la traccia originale.

In rete sono disponibili tanti altri tracciati (anche quelli che ho utilizzato io) tutti validi e precisi. Questa e’ solo la mia registrazione.

Punti di incontro

Lei, giovane francese all’ultimo giorno di vacanza.

E’ affacciata sulla terrazza che domina Roma dal Parco degli Aranci, sta disegnando la meraviglia che ha davanti.

Io, in giro come al solito, Nikon in mano.

Lei mi osserva, sono un tipo che desta curiosità.

Io mi sono fermato per cambiare pellicola.

Lei mi osserva, mi saluta e mi indica la macchina, poi, timidamente mi mostra la sua, chiusa in una custodia di pelle. Una Cosina antichissima.

Ci si scambia un po’ di dettagli, le faccio provare la Nikon.

Due sorrisi e ci si saluta, io verso l’ufficio, lei torna a disegnare.

Nikon F301 + 28mm, pellicola BW Agfa APX 100

Vdd stories: i pensieri del giorno dopo

E qui la situazione si fa complicata.

Ora che si fa? I giorni passano, i pensieri si accavallano e la voglia di riprendere quello zaino cresce.

Nota: cresce la voglia di riprendere lo zaino, non cresce la voglia di trovarci dentro di nuovo quattordici chili.

In realtà non ho ancora capito cosa pensare.

Qualcosa si è rotto.

Non è stata solo una passeggiata di 6 giorni. E’ qualcosa di più complesso. L’avevo preso come un cammino solo per fare qualcosa di diverso, ma è maturato qualche altra cosa che ancora devo ben definire.

Qualcosa si è rotto.

Passare dal caos al silenzio, dando spazio solo ai pensieri ha creato uno stato sublime rotto violentemente dal ritorno alla cosiddetta civiltà.

Ho respirato aria pulita, ho visto luoghi fantastici, ho incontrato belle persone, ho mangiato, ho bevuto, sono stato bene. Ecco, questo, in sintesi. Tornare alla vita normale li per li è sembrato facile, ma i giorni passano e la voglia di rompere tutto si fa sentire.

Nel frattempo riprendiamo a passeggiare per Roma. Oggi ho girovagato per una zona che proprio non conosco, Prati, viale Mazzini, Oslavia; zone totalmente nuove e sconosciute e l’effetto di libertà ha fatto subito capolino.

Prossimo step: facciamo un libro di questo viaggio, qualcosa che possiamo toccare, leggere quando vogliamo, far vedere a chi lo desidera. Reale, insomma.

Poi puntiamo a un nuovo viaggetto intermedio:

1: qui in zona

2: torniamo in toscana, poi vi dico dove.

Vdd stories: da Bivigliano a Firenze

Ultimo giorno.

Il più bello.

Il più triste.

Partenza col freschino dal piccolo Bivigliano. Siamo subito sotto monte Senario. L’aria della toscana si respira a pieno ritmo e Firenze è già nel mirino. Ci siamo, una settimana è passata e siamo arrivati alla fine di questa meravigliosa settimana.

Eccola la in fondo la nostra meta. Poco in alto a sinistra Fiesole che abbiamo deciso di saltare per evitare il piu’ possibile l’asfalto.

Ci sono dei punti meravigliosi e oggi è la giornata delle foto e dei ricordi. Tra l’altro, qualcuno ha lasciato un posto splendido per farsi le foto con poltroncine per sedersi e ammirare la bellezza assoluta.

Ormai siamo alla frutta, manca solo un ultimo sperone prima di iniziare l’infinita discesa.

Ma, come al solito, la fantasia lavora e l’analisi della cartina continua.

Non ci va di fare l’asfalto fino a Fiesole per cui via alle peregrinazioni.

Giu’ per le cave di Maiano fino a un bar che ci ha saziato e gratificato.

Aggiungo, che durante la discesa, una gentilissima Suora ci ha fornito acqua a volontà, ultima magia prima della fine.

Eccoci…. ancora poco, ci siamo. Si ritorna alla civiltà.

Oddio, quale civiltà, la gente non ti si caga più, il saluto non è più corrisposto, tutti ti guardano come un marziano. Perché siamo tornati.

Santa Croce ci saluta.

Liberazione. Eccoci, in centro a Firenze.

Infine abbiamo compiuto l’impresa…..

Vdd stories: da San Piero a Sieve a Bivigliano

Penitenzia Fratelli, la fine si avvicina.

Si inizia a sentire aria di Firenze.

Mancano due tappe e si insinua, nonostante l’allegria, quella nota di tristezza in sottofondo. Due giorni ancora dove tirare fuori il meglio da noi stessi grazie alla ricchezza di tutto quello che abbiamo intorno.

Vai che si parte da San Piero. Anche oggi, in salita fin da subito, ma come al solito, tanto sudore e tanta bellezza.

Si sale, si sale, fino al castello di Trebbio e un piccolo centro abitato. Mi sa che svegliarsi la mattina in posti come questi è come rinascere. Certo, se poi incrociate noi, sudaticci, ecco, l’immagine che se ne forma cambia un pochino.

Forestasi, colui che legge. Lungo il cammino, uno splendido tratto ombreggiato, tutto d’un tratto qualcuno legge un libro. E dal cielo una colomba e una voce: Cazzo, fate silenzio che sto leggendo e sono in un momento cruciale assai.

Mi perdoni per la divagazione l’autore, ma ho la testa che continuamente tira fuori frasi bibliche. Non ci posso fare nulla. Abbandonatemi nei boschi, sarò il vostro Yeti.

Ecco questo proprio non me l’aspettavo: trovare un banchetto con il caffè freddo, l’acqua fresca, qualche merendina per noi camminatori.

Una cosa semplice, ma io l’ho trovata fantastica.

E ora, suprise. Un bel torrente invitante, parecchio invitante. Vuoi che qualcuno, io, non abbia frullato le scarpe e poggiato il sacro piede nell’acqua a -50 gradi? ‘cci sua se era fredda. Invitante si, ma fredda assai.

Bene, rinfrancate le sacre terga, rimesse le scarpe, via verso la Badia del Buonsollazzo o quello che ne resta, ormai chiusa e cadente, ma decisamente affascinante.

E daje, se riparte, di nuovo in salita, come sempre. Monte Senario, il paradiso. Arriviamo.

Piccolo intermezzo… con pietra firmata dall’Admin e dal Phava. Saremo Famosi con i nomi scolpiti nell’eternità. Un’altra voce dal cielo: Quietatiiii!

E ora, visto che il tempo passa, proseguiamo verso Monte Senario e il convento.

Lasciate le Fanciulle Venete in direzione Vetta le Croci, noi si va a Bivigliano. Udine e Roma poco più a valle della nostra posizione. E’ ora di mettere qualcosa sotto i denti, qualcosa di sostanzioso.

Taac e chi ti ritroviamo? le tre Pie fanciulle nordiche che ormai fanno parte integrante del gruppone.

A proposito è la prima volta che qualcuno mi propone di salire in camera sua per fare una lavatrice, vero Valtelline? Non mi era mai capitato, poi ho capito che in cambio della lavatrice per lavare le mie cose volevate i talleri. Niente, il mio fascino ha fallito. Ho affogato la tragedia nella birra. Che ci volete fare.

Tagliatelle al Bardiccio e Porro e per finire cantucci fatti in casa e relativo VinSanto. Come finire bene la serata.

Ora a nanna.

Manca un giorno.

Purtroppo.

Vdd Stories: dal passo della Futa a San Piero a Sieve

Mi sa che è ora di partire, ci sta un po’ di nebbia, è freschino, ma non troppo. A noi non ci ferma nessuno.

Pure la prode Nikon, con i segni della battaglia fangosa ancora attaccati addosso. E non si levano.

E ripartiamo sempre in salita, ma si parte bene, in compagnia, nel silenzio dei boschi.

Cammina cammina, via col prossimo appuntamento, pardon Menu’, l’Osteria Bruciata.

La storia narra che in questa osteria si mangiava e si beveva tanto fino a che un frate si accorse che qualcosa non andava e denunciò Oste e famiglia alla locale Gendarmeria che constatati i fatti diede fuoco a tutto e uccisi i malfattori. I signorini derubavano e ammazzavano i viandanti e per disfarsi dei corpi li servivano come libagione ai viandanti successivi. Il frate riconobbe parti di tali vittime e fece finire la storia.

Ma qui la storia si fa interessante. Avevamo già incontrato tre simpatiche fanciulle con un accento tipicamente siciliano del Nord… Soprannominate da loro stesse “Le Tre Valtelline”, hanno camminato con noi per il resto del percorso accettando anche la piccola variante aggiuntiva che ci ha evitato tanto asfalto non decisamente gradito già nella tratta di Monzuno.

Ormai si va di gruppo in gruppo. Ci si conosce, ci si riconosce, si parla, nascono amicizie. La forza di cammini come questi è tutto in queste foto. Si parte in due e si arriva a mucchi, tutti assieme.

Ormai si viaggia a ritmo, il percorso è per lo più in discesa; i monti più alti sono ormai alle spalle ci guardano sornioni.

Il bosco ci circonda, ma stiamo per salutarlo. Tra un po’ si cambia.

Davanti a noi, due scelte: o proseguire verso S.Agata e poi sorbirsi l’asfalto o pigliare la variante (più lunga) verso Bosco ai Frati.

Che domande, via verso nuove strade, fuori dai percorsi comuni. E ne è valsa veramente la pena. Usciti dai boschi, Unicorni felici pronti a salutarci. sullo sfondo, il lago di Bilancino a tenerci compagnia. Destinazione Bosco ai Frati. E col senno di poi, mai scelta è stata più azzeccata.

E le Valtelline hanno dato prova di grande capacità camminatoria…. anche se si è presentato qualche intoppo tecnico.

Ma gli intoppi nulla sono contro il cammino.

Primo assaggio, il piccolo cimitero.

Il gioiello più bello si è rivelato poco dopo.

Benvenuti a Bosco ai Frati, una delle chiese più importanti della comunità francescana. Al suo interno l’ultima cena di Edoardo Rossi, meravigliosa opera composta da formelle di terracotta, il Cristo del Donatello che mai ti aspetteresti di trovare così, in mezzo ai boschi e via continuando di opera in opera, di ambiente in ambiente.

E con un potente mal di piedi siamo giunti a Ponte a Sieve.

I timbri sulla credenziale aumentano e lo spazio utile sta quasi per finire.

Un’ultima chicca: vi dice niente? vi ricorda qualcosa?

Ok, ora si può cenare.

Nota: questo piatto era l’antipasto. Il resto è venuto dopo, ma non ve lo dico. Potreste scomunicarmi!

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